Per quanto alcuni di quelli che esporrò in questo articolo sono concetti che riprenderò senz’altro in futuro, voglio iniziare a stilare qui un elenco delle più diffuse idee errate sul sesso a pagamento.
Chi usufruisce del sesso a pagamento è solo/disperato/sfigato
Sebbene io rivendichi con orgoglio di essere tutte e tre le cose, non è affatto detto tutti i clienti lo siano e neppure la maggior parte. Da quanto mi risulta buona parte dei clienti è sposata o impegnata, e viene piuttosto il dubbio se sia questa la maggior parte (ma è naturalmente difficile che possano esistere statistiche attendibili riguardo la composizione della clientela). Non è neppure detto che chi paga per il sesso sia per forza brutto o poco attraente.
Usufruire del sesso a pagamento è una perversione
In linea di massima basta vedere la proposta media: il sesso proposto si limita solitamente alle pratiche più comuni (orali e vaginali) e persino nel sesso a pagamento chi concede il sesso anale è una minoranza. Naturalmente alzo le mani se c’è qualcuno che pensa ancora che cose come una fellatio siano perversioni. Chi al sesso a pagamento associa una varietà di pratiche estreme è ben lontano dalla realtà. Sebbene esista anche lo scat, sebbene anche nella prostituzione esistano le pratiche kinky, la tendenza è piuttosto per il sesso vanilla.
L’uomo che paga per il sesso vede la donna come un oggetto
In questo caso il punto è che la donna nella nostra intera società è ipersessualizzata e reificata. L’oggettificazione sessuale della donna non riguarda perciò nello specifico il sesso a pagamento. Pensare di sradicare l’oggettificazione sessuale della donna proibendo la prostituzione è un errore perché non si agisce alla radice del problema. Sono abbastanza convinto che se si riuscisse a sradicare l’oggettificazione sessuale della donna la prostituzione diverrebbe automaticamente un fenomeno un po’ più limitato.
L’uomo paga le donne per esercitare il proprio “potere”
Tendenzialmente i clienti pagano per ricevere un servizio e si attengono a ciò che la professionista decide di concedere. Sebbene esista una minoranza di uomini molesti o che pagando si sente autorizzata ad andare oltre, non significa che il sesso a pagamento sia violento di per sé, ma piuttosto, come per il punto precedente, che esiste del maschilismo tossico nella società. Non è la transazione di denaro a determinare l’eventuale rapporto di dominio, ma il contesto socio-culturale in cui tale scambio si situa.
L’uomo che paga per il sesso è incapace di provare sentimenti
E’ molto più probabile che abbia semplicemente difficoltà ad ottenere del sesso occasionale. Oppure che indipendentemente da quanto ne riesca a ottenere ne desideri sempre di più (si può perciò ipotizzare una dipendenza). L’idea di un uomo arido e senza sentimenti che paga le donne perché non è capace di avere con loro alcun altro tipo di rapporto è una generalizzazione. Sebbene questa casistica sia ovviamente possibile, in realtà il cliente medio è un uomo molto comune, banale. Leggendo i racconti degli uomini si evince quanto diano sovente importanza al di là dell’atto in sé al “rapporto” con la professionista, all’essere “visti”, “ascoltati”, “compresi”. E’ più probabile semmai, che questo bisogno “relazionale” e “affettivo” sia costantemente frustrato in quella che in definitiva è una finzione e che l’uomo, mediamente più in difficoltà ad entrare in contatto con le proprie emozioni rispetto alla donna, non sia neppure consapevole di vivere una mancanza.
Il sesso a pagamento è solo per ricchi
Sicuramente non è per chi fatica ad arrivare a fine mese ma, come abbiamo già visto, esistono molte categorie di servizi e di prezzi, non esiste soltanto la escort di lusso da centinaia o migliaia di euro. Quindi credo si possa dire che è un po’ per tutte le tasche.
La prostituzione è un lavoro degradante per le donne
Chiunque ha diritto di trovare un lavoro degradante o poco consono per sé e ciò è una valutazione squisitamente soggettiva. Ritenere che sia in generale poco dignitoso è invece arrogante, moralista e maschilista: è legato all’idea che la sessualità femminile debba essere imbrigliata e non possa esprimersi come preferisce, che se una donna decide di fare sesso facendosi pagare è costretta e/o sfruttata, e in generale all’idea che il sesso sia degradante (per una donna, ovviamente). Tra le idee errate sul sesso a pagamento ritengo sia una delle più perniciose.
La prostituta trova sgradevole il sesso con i propri clienti
Direttamente corollario del precedente è l’idea che la prostituta trovi sgradevole il sesso con i propri clienti. Sia chiaro: il coinvolgimento è una finzione e le ragazze più brave sono quelle che riescono a rendere più credibile questa messinscena. Credo però che come sia raro essere capaci di fingere il coinvolgimento, lo sia altrettanto fingere che non sia sgradevole. Quindi quando è successo, fortunatamente in un numero limitato di casi, me ne sono reso conto. L’idea che sia sempre sgradevole è dettata dal pregiudizio che per una donna sia degradante. Se per una professionista è sempre sgradevole non è un lavoro a lei adatto e dovrebbe a mio avviso interrompere di esercitarlo, se possibile, come per qualunque altro lavoro.
Le prostitute sono disposte a fare qualunque cosa in cambio di denaro
E tra queste uccidere il padre e la madre è la più quotata. Scherzi a parte, come già detto, ogni professionista prevede i propri limiti oltre i quali non andrà. Neppure dietro pagamento di un compenso extra.
Le prostitute sono portatrici di malattie sessualmente trasmissibili
Questo è un pregiudizio falso e che, ciononostante, stenta a tratti a sradicarsi persino in me. La verità è che essendo piuttosto consapevoli dei rischi, sono attente alle precauzioni e sovente si sottopongono a controlli, quindi è probabilmente persino meno rischioso di una vita sessuale promiscua “normale”, ovvero non a pagamento. Non esistono evidenze empiriche relative l’ipotesi che le prostitute rappresentino un focolaio di malattie sessualmente trasmissibili. Quest’idea è legata ad un generale stigma della società che vede la prostituta come qualcosa di malevolo e sporco.
Le prostitute hanno una scarsa istruzione
Nulla di più falso, ho conosciuto ragazze laureate o con un livello di istruzione che la media delle persone si sogna. Piuttosto, tenendo conto di quanto oggi la professione è remunerativa rispetto al passato e visto che non richiede orari lavorativi massacranti, è più probabile sia associata ad un livello di istruzione mediamente più elevato. L’associazione con la scarsa istruzione è un altro retaggio del passato.
Le prostitute fanno uso di sostanze stupefacenti
Alcune sì, altre no, come il resto dell’umanità. L’associazione “prostituta = tossicodipendente” è un pregiudizio ed è errata. E’ legata all’idea generale che chi si prostituisce sia una delinquente.
Le prostitute hanno un passato difficile, fatto di abusi
Naturalmente questa casistica esiste ed è testimoniata dalla “letteratura”, e ciò è molto triste, ma non è assolutamente esaustiva delle motivazioni che portano alla prostituzione. Fortunatamente la maggior parte delle ragazze si avvicina a questa professione o per bisogno o semplicemente per stare meglio economicamente, senza avere chissà quale passato di abusi in famiglia o da parte di conoscenti. Aggiungo che più di una ragazza mi ha riferito che per una donna i “micro” abusi, quali ad esempio il cat calling, ovvero le molestie verbali, sono quasi all’ordine del giorno. Secondo i dati Istat quasi un terzo delle donne ha subito nella propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Anche in questo caso quindi ritengo il problema sia più generale e connaturato alla nostra società più che al sesso a pagamento.
Devo ammettere che anch’io avevo, prima di conoscere il mondo della prostituzione un po’ più da vicino, la maggior parte di queste idee errate sul sesso a pagamento. E devo ammettere che di tanto in tanto, nonostante tutto, in un minimo di pregiudizio mi capita ancora di ricaderci.
Immagine di copertina: Jack Vettriano. Study For The Married Man. 1998