Il terzo periodo

Quello di cui parlo qui è il periodo attuale, iniziato dopo le mie ultime relazioni, ormai risalenti a circa cinque anni fa. Quelle esperienze mi hanno segnato profondamente: ho fatto soffrire delle persone e, di conseguenza, non mi sono più sentito pronto per intraprendere una nuova relazione. Negli ultimi anni, infatti, non sono mai andato oltre un semplice caffè con le donne non “mercenarie” che ho conosciuto. Spesso mancava un interesse reciproco, o non provavo alcun coinvolgimento emotivo, e quindi lasciavo perdere subito.

Il rifiuto iniziale per le professioniste

Inizialmente, ho sviluppato una sorta di avversione verso le professioniste del sesso. Per circa sei mesi non ho avuto alcun rapporto sessuale né ho incontrato escort. Quando ho ripreso, vi è stata una breve ma intensa frequentazione con una ragazza che avevo soprannominato “Lolita” in un mio articolo precedente. Tuttavia, a parte lei, gli incontri con le professioniste mi lasciavano sempre con un senso di vuoto. Anche un’esperienza con una escort di lusso, con cui speravo di trascorrere successivamente un weekend piacevole, si è rivelata deludente sia dal punto di vista sessuale che umano.

La pandemia e il desiderio crescente

La pandemia di COVID-19 ha rappresentato un punto di svolta. Durante i lockdown, la solitudine e il desiderio sono aumentati esponenzialmente. L’unico sfogo erano le chat online, e al termine delle restrizioni una delusione sentimentale e un incontro occasionale mancato mi hanno spinto a cercare qualcosa di più: un incontro che non fosse solo sesso, ma anche compagnia.

Il primo incontro “mercenario” non professionistico

Nonostante i miei timori – come spendere troppo per esperienze insoddisfacenti o trovarmi a disagio con una sconosciuta – ho deciso di fare il primo passo. Il mio primo incontro è stato significativo, anche se impallidisce al confronto con quanto verrà in seguito. Dopo un caffè e una chiacchierata, siamo andati a casa mia. Baci, orale reciproco, sesso. È stato tutto più spontaneo rispetto a un incontro con una professionista, quasi come fare l’amore con una donna conosciuta per caso. Tuttavia, mancava un vero feeling: poche cose in comune e scarsa disponibilità a trascorrere del tempo insieme. Così, ho continuato la mia ricerca.

Cercando qualcosa di più

Alla fine di quell’anno, ho incontrato una giovane studentessa italiana. Il nostro incontro è stato per me folgorante: la sua empatia e la sua capacità di mettermi a mio agio hanno reso la nostra frequentazione speciale. Non era solo sesso, ma anche cene insieme e momenti di complicità. Il nostro “rapporto”, seppur non privo di sfide, mi ha fatto riflettere sul potere dell’incontro umano anche in situazioni “commerciali”. Nonostante ciò, il sogno di un weekend insieme non si è mai realizzato. Dopo l’estate, invaghito di lei, ho deciso di chiudere la “relazione”, consapevole che non potevo continuare. Ma è stato comunque qualcosa di bello e speciale, di cui porterò il ricordo per sempre.

Ritorno alle professioniste

In seguito, sono tornato a incontrare professioniste, ma con poco entusiasmo. Un’eccezione è stata una escort russa di lusso, il cui livello di empatia, intelligenza ed eleganza ha reso il nostro incontro unico. Avevo il desiderio di trascorrere un weekend insieme, ma non c’è stata un’altra occasione perché non è mai più tornata, e quell’esperienza è rimasta sospesa nella memoria, resa ancora più preziosa dalla sua unicità e irripetibilità. Nonostante si sia trattato di un incontro singolo, credo sia l’ultima ragazza che potrà assurgere a quella schiera che ho collocato nel mio personale Olimpo. Valuterò se scrivere un articolo apposito su di lei. Chiariamoci: non che tra le ragazze non professioniste nessuna sia degna di entrarvi, anzi, praticamente la maggior parte lo è. Ma trattandosi di non professioniste non voglio indicare la minima informazione personale che le riguardi, e quindi scrivere degli articoli su di loro sarebbe un’operazione davvero troppo complicata.

Il passaggio allo sugardating

Nel frattempo, lessi “Io le pago” di Chester Brown, un libro che mi diede una nuova prospettiva sulla mia esperienza, la quale aveva molti punti di contatto con quella dell’autore. Per quanto io non sia del tutto d’accordo con il suo elogio del sesso a pagamento come ricerca di una “comfort zone” emotiva, e anche se il desiderio di trovare qualcosa di più profondo non era scomparso, riuscii a vivere con maggiore consapevolezza le mie esperienze, apprezzando meglio sia il lato “transazionale” di questi incontri che quello più “umano”. L’anno successivo, mi sono avvicinato così sempre più al mondo dello sugardating. Mi sono iscritto a diversi siti, alcuni specializzati e altri più generici, dove ho incontrato molte donne, alcune solo una volta, altre poche, altre ancora per mesi. Ho avuto diverse esperienze, alcune molto interessanti, e ho potuto conoscere donne di età, fisici e caratteri molto diversi. E anche di sperimentare qualche nuova pratica, come il dirty talking e il soft bondage. Si è rivelato insomma un territorio dove sentirmi più libero di esplorare e sentirmi a mio agio, sempre nel rispetto reciproco naturalmente.

Nuove esperienze e incontri

Come dicevo, le donne che ho incontrato erano molto diverse tra loro. Ho avuto incontri con persone che mi hanno sorpreso per vari motivi: alcune erano molto simpatiche e disponibili, altre avevano caratteristiche fisiche uniche che mi hanno attratto. Alcuni incontri sono stati particolarmente positivi e soddisfacenti, e sono riuscito ad organizzare un primo weekend in montagna, con una ragazza con cui mi sono trovato molto bene. Purtroppo, alcune di queste ragazze sono sparite dopo poco tempo, e io mi sono subito rimesso a cercare.

Un anno di frequentazioni più stabili

L’anno ancora dopo ho avuto una frequentazione più stabile con una ragazza che è diventata un punto di riferimento per più di un anno. Abbiamo trascorso insieme dei bei momenti, viaggiato e passato del tempo piacevole, ma anche con lei la pseudo “relazione” è finita per varie ragioni, e ho dovuto continuare a cercare. Nel frattempo, ho incontrato altre persone, e benché ciascuna di loro mi abbia lasciato qualcosa, nessuna ha avuto la stessa stabilità o significato.

L’incontro più recente e la nuova direzione

Alla fine dello scorso anno, mi sono deciso a cercare altrove e, dopo alcuni tentativi non andati a buon fine, ho incontrato una ragazza che mi ha conquistato subito. Mi piaceva il modo in cui mi ascoltava, il suo approccio gentile ed empatico, ma anche il suo aspetto fisico, e soprattutto la sua eleganza e grazia innate. Abbiamo continuato a vederci durante tutto l’anno successivo, e alcuni giorni fa ho deciso di regalarle qualcosa di speciale, per celebrare il primo anno del nostro “rapporto”, che è ancora in corso. Non avrei mai pensato di instaurare un rapporto così duraturo e appagante in questo contesto. Oltre a essere incredibilmente bella, è una persona che ammiro e reputo straordinaria e con cui trovo una sintonia che va oltre l’aspetto fisico. Non mi priverò del piacere di vederla finché sarà possibile.

Conclusioni e riflessioni sul percorso

Nel frattempo, ho continuato a incontrare altre persone, ma nessuna ha avuto lo stesso impatto su di me. La maggior parte degli incontri sono stati piacevoli, ma mi sono reso conto che la ricerca di un equilibrio tra compagnia e sesso non è sempre facile da trovare. Nonostante la varietà delle esperienze, mi rendo conto che sono ancora alla ricerca di qualcosa che mi soddisfi completamente. Nel corso di questi anni, ho conosciuto molte donne, ognuna con caratteristiche uniche. Alcune esperienze sono state brevi, altre più durature, ma tutte hanno contribuito a modellare la mia visione.

Questi cinque anni di esperienze mi hanno portato a una riflessione interessante: nel sesso, non esiste una vera e propria specializzazione. Non è come dipingere una parete o aggiustare un impianto elettrico: l’abilità nel fare sesso è innata, varia da persona a persona e dipende soprattutto dalla disponibilità e dal desiderio di connettersi con l’altro. Nel non professionismo, ho trovato una spontaneità e un’autenticità che raramente avevo incontrato con professioniste. Non si tratta di giudicare quale approccio sia migliore o peggiore, ma di riconoscere che il sesso, in quanto atto umano, è un’esperienza che va oltre la tecnica o la preparazione: è fatta di emozioni, di attimi condivisi e di un’intesa che nasce, in modo quasi inspiegabile, tra due persone.

Queste esperienze mi hanno permesso di colmare, almeno in parte, quel senso di vuoto che per tanto tempo mi aveva accompagnato. Anche se spero che questa fase della mia vita sia solo temporanea, e non credo che potrò mai ritenermi, come Chester Brown, del tutto appagato in questo contesto e “felice di pagare per essere felice”, sono grato per ciò che mi ha insegnato e per le emozioni che ho avuto modo di vivere.

Immagine di copertina: locandina del film Shiva Baby (2020) di Emma Seligman.

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