Pochi anni orsono mi chiesi quale fosse il pensiero comune della società a riguardo di tale questione. Ovvero, come mai gli uomini pagano per il sesso? Svolsi una ricerca online e il risultato fu per me sconcertante. L’idea più diffusa risultò essere quella secondo cui il cliente di prostitute è un pervertito, un misogino, un uomo fragile e incapace di stare al passo con una nuova figura di donna forte e autodeterminata, e di avere relazioni se non usando il potere del denaro. Insomma un uomo ancorato al passato che paga per riaffermare il proprio potere sulle donne, venuto oggi meno.
Per quanto tale idea possa contenere certamente anche un fondo di verità, trovo che ridurre tutto a ciò sia oltre modo semplicistico e contenga diversi stereotipi errati sulla prostituzione. Ma la cosa per me più sorprendente è che tale visione non appartenga solo a persone comuni, magari donne arrabbiate col genere maschile. No, ho appurato essere sostenuta anche da studiosi, psicologi, sociologi, giornalisti. Come il libro “Utilizzatori finali. Sesso, potere, sentimenti. Il lato nascosto degli italiani.” di Riccardo Iacona, un testo approssimativo, che indaga i fenomeni dello sfruttamento della prostituzione e della prostituzione minorile e li tratta come se fossero l’unica realtà esistente. Un libro molto scandalistico, moraleggiante e misandrico.
Fortunatamente sono riuscito a trovare un approccio molto più scevro da pregiudizi, una disamina completa e sfaccettata, nel testo di una ricercatrice in Filosofia: “Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo” di Giorgia Serughetti.
Io adoro l’ottimo lavoro della Serughetti, lo considero un po’ la mia Bibbia sull’argomento, lo tengo sempre a portata di mano e lo consulto spesso. Voglio partire proprio dal suo testo per tentare di dire la mia su quali siano, a mio avviso, le motivazioni per cui gli uomini, oggi più che mai, pagano il sesso. Sulla base, beninteso, della mia personalissima percezione e delle mie conoscenze della clientela, inevitabilmente limitata e basata sui racconti di professioniste e letture fatte in rete.
Le motivazioni, che vengono desunte da statistiche tratte da una varia letteratura, sono le seguenti (pag. 76):
- Bisogno fisiologico di sesso: “gli uomini sono uomini” e a causa della loro natura hanno bisogno di sesso.
- Nessun’altra donna: l’unico modo di ottenere sesso è pagando (“non ci sono altre donne per me”).
- Bisogno di affetto e comprensione: con la prostituta si può parlare, non è solo un oggetto. Dà quell’affetto che viene negato dalla partner regolare. Ne può nascere una fantasia romantica.
- Un altro tipo di donna: ricerca di una femminilità “vera” e “naturale”, da cui non esiste il rischio di essere respinti.
- Un altro corpo di donna: attrazione per la differenza etnico-razziale. Ricerca di un’esperienza “altra” attraverso l’accesso a corpi “diversi” in quanto stranieri, socialmente esclusi e subalterni.
- Un altro tipo di sesso: possibilità di ottenere performance sessuali non usuali che non si possono ottenere o non si osa chiedere alla partner regolare (es. sesso orale o anale).
- Ricerca di una varietà di partner: possibilità di avere rapporti sessuali con un gran numero di donne diverse. Il sesso è visto come un prodotto di consumo (“McSex”).
- Ricerca di dominio sulla donna: esercizio di potere su una donna (fantasticata come “sporca puttana”) che è completamente sottomessa perché è pagata. Viene ristabilito il ruolo maschile, il potere del denaro.
- Pressione del gruppo dei pari: frequentare prostitute è visto come qualcosa di normale dal gruppo dei pari e di conseguenza introiettato come norma sociale. E’ importante per essere accettati dal gruppo, che vede nel sesso a pagamento una trasgressione o un rimedio alla noia.
Ora a mio avviso la numero 8, pur essendo presente, è tutt’altro che maggioritaria tra le motivazioni per cui gli uomini pagano per il sesso. Io non ho riscontrato tutto questo desiderio di sottomissione della donna negli uomini, a meno che si vogliano sostenere cose deliranti, come quella enunciata da Catharine MacKinnon, ovvero che qualsiasi rapporto sessuale, anche consensuale, sia un atto di violenza contro la donna.
Anche la pressione del gruppo dei pari mi suona poco credibile. Tra amici uomini generalmente non ci si racconta delle proprie esperienze a pagamento, quanto piuttosto delle proprie “conquiste” (reali o magari persino inventate). La condivisione su questo tema avviene solitamente solo tra clienti, rigorosamente in forma anonima. Salvo qualche episodio goliardico mi suona abbastanza strano che esistano dei gruppi di uomini dove ci si spinga reciprocamente ad andare con regolarità a prostitute.
La motivazione generale e predominante per cui gli uomini pagano per il sesso si può a mio avviso identificare nella ricerca di un’alterità, come la descrive la Serughetti. Questo “altro” non è qualcosa in cui il denaro abbia un ruolo precipuo, il quale è in sostanza solo un mezzo per raggiungerlo. In altre parole sono convinto che quasi tutti gli uomini se potessero preferirebbero non pagare per il sesso, cosa per me ovvia ma che non sembra affatto essere tale. Pagano perché non trovano questo altro in modi diversi, o giudicano meno oneroso pagare rispetto alle alternative.
Qui dobbiamo affrontare due tabù: quello delle difficoltà degli uomini nell’ottenere dei rapporti sessuali, specie occasionali come sono quelli a pagamento, e quello della liberazione sessuale femminile.
Che per l’uomo “medio” sia da difficile a impervio ottenere del sesso “normalmente” è una realtà che gli uomini stessi si premurano di nascondere il più possibile. Dal momento che la capacità di ottenere del sesso è, nella nostra società maschilista, elemento fondante della mascolinità, difficilmente gli uomini tenderanno ad ammettere di avere delle difficoltà a tal riguardo. Essere uno “sfigato” è l’offesa più grave per un uomo, e credo l’etimologia del termine sia chiara e nota a tutti. Eppure queste difficoltà esistono eccome, ed ho riscontrato che persino alcuni uomini con delle buone capacità seduttive ricorrono saltuariamente alla prostituzione. Perché persino per loro non è banale, un certo impegno è sempre richiesto.
Perché gli uomini hanno queste difficoltà? La risposta risiede in differenze comportamentali degli uomini e delle donne relative alla sessualità. Una grande questione è se tali differenze siano “naturali”, dovute alla biologia, o culturali. Tralasciamo totalmente tale questione, per il momento, eventualmente la riprenderemo.
Per il momento ci basti osservare che, in quelle grandi arene di corteggiamento moderne che dovrebbero essere le app di dating, il desiderio sessuale femminile è il grande assente. Le donne si iscrivono in cerca di amicizia, per fare due chiacchiere, per cercare l’amore, semplicemente per fare nuove conoscenze, non hanno proprio chiaro cosa stiano cercando, oppure dichiarano addirittura di non cercare nulla e di essere solo curiose. Il sesso, almeno apparentemente, è l’ultima cosa che passa per la loro mente. A volte, quando ne ho stuzzicata qualcuna in modo esplicito, mi è stato detto di rivolgermi alle altre, che ce ne sono tante “facili” (ma dove mai saranno queste ultime?).
L’approccio esplicito e diretto, che non significa volgare, sia beninteso, è qualcosa che può riuscire solo a uomini di estetica ben sopra la media. Per tutti gli altri ci si deve girare attorno, tra facezie e interessi comuni. Per non parlare poi del fatto che la maggior parte delle donne continua a dichiararsi interessata esclusivamente a relazioni “serie”.
Insomma la tanto millantata liberazione sessuale femminile a me sembra una chimera. Le donne continuano a intendere il sesso come una merce di scambio per qualcos’altro (stabilità e impegno, prima di tutto), gli uomini o stanno a questo gioco o fingono di starci oppure si rivolgono al mercato della prostituzione. Pagano per avere del sesso senza impegno. Possono essere dei single che una relazione non la vogliono proprio o anche uomini impegnati che all’impegno aggiuntivo di un’amante preferiscono una prostituta.
Poi c’è il discorso delle pratiche sessuali. Anche a tal proposito mi è arrivata voce di realtà alquanto anacronistiche. Non è raro quindi che un uomo paghi per il sesso perché la compagna non è disposta a fare qualcosa che lui desidera. Lungi da me affermare che ciò sia giusto, ma anche questa realtà esiste. E, tra l’altro, era la motivazione maggioritaria riscontrata ai tempi degli studi di Alfred Kinsey negli Stati Uniti del dopoguerra.
Ricapitolando, da un lato si diffonde via via una concezione del sesso sempre più di consumo. Questo processo è senz’altro iniziato con la cosiddetta rivoluzione sessuale, per giungere oggi, nell’era di OnlyFans e di Chaturbate, a livelli sempre più esasperati. D’altro canto la donna resta legata ad un ruolo anacronistico che nella sessualità continua a vederla la parte più passiva, dotata di poca iniziativa, disposta a concedersi con difficoltà o solo in relazioni “serie”. Infine l’uomo non manca di gettare stigma qualora la donna si discosti da tale immagine, ancorato com’è al dualismo di “santa” e “puttana”.
Questo è il quadro a mio modo di vedere. Queste le motivazioni per le quali non solo gli uomini pagano per il sesso, ma lo fanno sempre di più. A inizio del Novecento, Georg Simmel, un sociologo e filosofo tedesco, pronosticava una progressiva obsolescenza della prostituzione in parallelo con il raggiungimento della parità di genere. A più di un secolo di distanza possiamo dire che le sue previsioni siano state quanto mai poco azzeccate. Il ricorso alla prostituzione sembra anzi più diffuso di quanto non lo fosse prima del ’68 e il lavoro sessuale sempre più diversificato.
Esistono delle vie d’uscita da tale tendenza? Ne parleremo, forse, più avanti.
Immagine di copertina: Jan van Bijlert. In the Brotel. 1625-1630