Il modo in cui ho vissuto il sesso a pagamento ha subito molti mutamenti nel corso degli anni. Inizialmente prevalevano i timori e allo stesso tempo la ritenevo una via ineludibile per avere una qualche forma di intimità fisica con una donna. Non l’ho mai vista come una sconfitta, in un certo senso anzi quasi come una vittoria, seppure non fosse affatto il modo in cui mi sarei voluto relazionare con le donne. Ma bisogna anche fare i conti con la vita, con le possibilità, e con il vissuto che ci si porta dietro. All’inizio ricordo che cercavo di frenarmi per timore di sviluppare una dipendenza, e devo dire che non era un timore del tutto infondato.
Superati i timori e presa dimestichezza con gli incontri ho iniziato a provare solo un forte stato di eccitazione mentale mentre mi recavo agli appuntamenti. D’altro canto, nel corso del tempo, si è ridotta la convinzione di non avere altre alternative. Ma non è molto cambiata la probabilità che io possa accedere a del sesso occasionale. Perché, come dice Chester Brown in una vignetta del suo Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute, io “non ho le doti sociali necessarie per agganciare donne con cui far sesso occasionale”. Per quanto mi debba subito in parte disconfermare: negli ultimi tre anni ci sono andato vicino ben due volte, ma ho naturalmente bruciato queste opportunità.

D’altra parte, credo che per la stragrande maggioranza degli uomini non sia semplice, altrimenti questo mercato non sarebbe fiorente e non ci sarebbe chi lucra con corsi sulla seduzione maschile. Ma approfondirò questi aspetti in seguito, ora il tema è un altro.
Più avanti mi sono quindi trovato, e mi trovo tuttora, di fronte a un dilemma: avere una relazione stabile, rinunciarvi per vivere il sesso occasionale a pagamento, oppure avere una partner ma continuare a vivere il sesso a pagamento mantenendola all’oscuro? Ci sarebbero naturalmente anche le opzioni di non monogamia etica ma mi sembrano tanto improbabili quanto fare sesso occasionale senza pagare. In questo momento la mia scelta (in parte volontaria, in gran parte involontaria) è di essere single. Ma in ciò non ho affatto la serenità di Chester Brown.
Al giorno d’oggi sono combattuto tra vedere questa mia quasi ventennale esperienza come una discesa agli inferi o come una bella avventura. Probabilmente il modo in cui ho vissuto il sesso a pagamento non corrisponde a nessuna delle due e un po’ a entrambe. Sicuramente ogni esperienza, per quanto appagante, si accompagna sempre anche ad una certa quota di frustrazione. Forse sarebbe bello avere il distacco di cui è capace Chester Brown. Forse.
La “questione” morale
Anche dal punto di vista morale ho vissuto il sesso a pagamento in modo diverso lungo gli anni. Inizialmente il mio immaginario era quello più diffuso nella mentalità comune e dai mezzi di comunicazione di massa: la prostituzione è qualcosa di sporco, ai limiti della legalità, di cui le donne sono vittime o nel senso di essere vere e proprie schiave o comunque nel senso di doversi adattare a un lavoro degradante per mancanza di altre possibilità. Anche se certamente questa casistica esiste e va fortemente condannata e combattuta, la realtà è un bel po’ più diversificata.
Man mano che ho approfondito il fenomeno in modo diretto e mi sono confrontato anche con le lavoratrici ne ho conosciuto sfaccettature diverse e il mio pensiero è cambiato. Ho cercato, per quanto mi è possibile, di frequentare solo donne che dessero l’impressione di star compiendo una libera scelta e possibilmente anche con entusiasmo o almeno senza forzature. Naturalmente non posso arrogarmi di conoscere la verità ma solo un’impressione o ciò che mi è stato direttamente comunicato. Ho cercato di mostrare empatia e comprensione anche quando la ragazza mi ha offerto una prestazione ben sotto la sufficienza, frettolosa, svogliata, quando non addirittura con modi scortesi. Per fortuna ciò si è verificato in un numero limitato di casi. Acquisendo un po’ di esperienza ho anche imparato a cogliere subito l’atteggiamento e in qualche raro caso ho voltato i tacchi ancor prima di pagare.
Più in là, con il passaggio alla frequentazione di ragazze non professioniste, i dubbi si sono estesi a una sfera più ampia, al contempo personale e sociologica. I racconti che mi hanno portato le ragazze e a volte anche gli uomini sono talora belli e talora agghiaccianti. Sono riflessioni ancora in corso, che riprenderò un po’ alla volta. Per ora posso dire che ritengo il sesso a pagamento sia oggigiorno un nodo cruciale dei rapporti tra uomo e donna, una frontiera importante e forse irresolubile nella questione della parità dei sessi. Laddove si incontrano e si scontrano l’eterno potere della seduzione femminile e quello del maggior potere economico maschile.
Immagine di copertina: Angelo Morbelli. Derelitta. 1897